Maria Barosso, Demolizione case in via Cremona

Maria Barosso, artista e archeologa nella Roma in trasformazione

C’è ancora qualche giorno per visitare la mostra la mostra Maria Barosso , artista e archeologa nella Roma in trasformazione, fino al 15 marzo alla Centrale Montemartini di Roma.

Prima donna funzionaria –  o “prima funzionaria femminile”, come scrive in un curriculum vitae esposto in mostra – della Direzione Generale Antichità e Belle Arti, Maria Barosso nasce a Torino nel 1879. Nel 1905 arriva a Roma, dove collabora con Giacomo Boni, direttore degli scavi del Foro romano, intraprendendo un percorso professionale che la porterà a documentare le trasformazioni urbanistiche della città di Roma a inizio novecento e durante il ventennio fascista.

Scoperte e indagini archeologiche, cantieri, demolizioni: le tavole all’acquerello di Maria Barosso documentano le grandi modifiche del tessuto urbano che avvengono in quegli anni nella capitale. Barosso si reca sui luoghi della trasformazione, immortalando prospettive urbane e monumenti antichi e medievali destinati ad essere demoliti di lì a poco – e a volte, letteralmente, di lì a qualche ora.

“La moritura chiesina di S.M. in Macello Martyrum detta ‘degli scalzetti'”; “Portale negli orti del Card. Carpi – zona scavata nella Velia per la via dell’Impero / poche ore prima della demolizione / 5 febbraio 1932”: le didascalie in stampatello maiuscolo vergate a mano da Barosso sul margine superiore destro dei dipinti segnalano l’urgenza del processo di documentazione in un contesto di veloce cambiamento, ma conferiscono anche un carattere quasi giornalistico al suo operato:  in un’epoca in cui la fotografia non è ancora il mezzo più veloce per ottenere un’immagine del reale, Maria Barosso accorre sui luoghi che non ci saranno più e li immortala a mano su carta. In più, rispetto alla fotografia in bianco e nero, testimonia i colori: in questo senso è particolarmente interessante, nella mostra, raffrontare alla documentazione fotografica l’acquerello di grandi dimensioni (esposto qui per la prima volta) con cui Barosso documentò gli affreschi della Loggia della Casa dei Cavalieri di Rodi, risalenti al 1466-1471, scialbati (ricoperti) nel 1566 e tornati alla luce tra 1924 e 1934 con gli scavi del Foro di Augusto. Nei decenni successivi la fotografia fa passi avanti; le competenze di disegnatrice divengono pian piano meno centrali, e Barosso si dedicherà a studio e ricerca. 

Maria Barosso, Demolizione case in via Cremona

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzata in collaborazione con Sapienza Università di Roma (coordinamento delle ricerche di Manuela Gianandrea e Domenico Palombi), questa prima mostra monografica dedicata a Maria Barosso ne ripercorre la lunga carriera, gli interessi di studio, la sensibilità artistica e il rigore scientifico attraverso le sue opere (acquerelli, stampe, disegni, dipinti…) che dialogano con fotografie, documenti, reperti e con l’opera di alcuni artisti contemporanei (Mario Mafai, Eva Quagliotto, Tina Tommasini). L’esposizione segue un percorso tematico con opere provenienti dai depositi della Sovrintendenza Capitolina, in particolare dal Museo di Roma Palazzo Braschi, da collezioni private e da altre istituzioni prestigiose, fra cui l’Archivio storico del Museo nazionale romano presso Palazzo Altemps, il Parco Archeologico del Colosseo, la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, la Fondazione Caetani, la casa-museo Ada e Giuseppe Marchetti Longhi. 

Accompagna la mostra il volume Maria Barosso. Artista e archeologa nella Roma in trasformazione (De Luca Editori d’arte, 60€), curato da Angela Maria D’Amelio, Maurizio Ficari, Manuela Gianandrea, Ilaria Miarelli Mariani, Domenico Palombi. Non solo un catalogo, ma un ricco volume monografico con saggi di oltre settanta specialisti su Barosso e la sua opera, su Roma nella prima metà del novecento, sulla presenza femminile nella cultura e nella società dell’epoca.

Un tributo a tutto tondo all'”artista e archeologa” che condusse una vita riservatissima, e che nel percorso espositivo osserva il nostro stupore da un autoritratto: un piccolo olio su tela che ritrae Barosso da giovane, capelli ricci e un abito a riflessi verdi come gli occhi (“Bizzarra nel vestire… e talvolta nell’atteggiamento ma sempre affidabile” la descrisse Bianca Maria Margarucci Italiani nel 1978, citata da Manuela Gianandrea e Eleonora Tosti nel saggio biografico contenuto nel volume-catalogo). Esposto per la prima volta in questa mostra, l’autoritratto è stato messo a disposizione dall’artista Valerio Aschi, che lo conserva nella casa-studio di piazza Dante a Roma in cui Maria Barosso lavorò fino alla sua morte, nel 1960. 

Info utili

  • Dove: Musei Capitolini Centrale Montemartini
  • Quando: fino al 15 marzo 2026, dal martedì alla domenica ore 9.00-19.00 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)
  • Biglietti d’ingresso secondo la tariffazione vigente. Gratuito per i residenti a Roma e area metropolitana (occorre esibire un documento che attesti la residenza) e per i possessori di MIC card
  • Informazioni: 060608 (tutti i giorni 9.00 – 19.00)

    Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Prodotta in collaborazione con Sapienza Università di Roma.

    A cura di Angela Maria D’Amelio, Maurizio Ficari, Manuela Gianandrea, Ilaria Miarelli Mariani, Domenico Palombi, con la collaborazione di Andrea Grazian ed Eleonora Tosti.

    Organizzazione: Zètema Progetto Cultura

    Catalogo

“Prof, quando ci cambia i posti?” “Domani”

Rispondere “domani” alla domanda “prof, quando ci cambia i posti?”: vorrei dire che è la mia rivoluzione, ma forse è più il segno di ciò che è cambiato, nel mio approccio alle cose e nella mia gestione delle priorità, in questo anno scolastico 2024-2025

Ho già raccontato come ho cambiato i posti con l’aiuto di ChatGpt. Oggi l’ho rifatto: ho programmato il cambio posti di domani facendomi aiutare dall’intelligenza artificiale, a cui questa volta ho dato istruzioni più dettagliate

Le ho chiesto di

  • cambiare i posti per 20 alunni (da indicare con numeri da 1 a 20) disponendoli su 3 file di banchi da 2 posti;
  • creare una tabella con i numeri da 1 a 20 abbinati in maniera randomica e disposti come da istruzione precedente. Ho chiesto l’abbinamento casuale perché nei precedenti esperimenti Chat GPT aveva creato abbinamenti come 1-2 e 3-4, e insomma volevo che sbrigliasse un po’ la fantasia;
  • crittare la tabella con simboli, perché qualche mese fa alla classe è piaciuto il giochino della “caccia al simbolo” per capire la disposizione dei posti, e volevo ripeterlo. 

A questo punto mi sono ricordata che quella volta avevo disegnato pazientemente i simboli su altrettanti bigliettini da distribuire. Disegnare e colorare mi piace, ma oggi ho troppe cose da fare occuparmi di questa parte della faccenda, quindi ho fatto ulteriori richieste a ChatGPT, indicandole di

  • creare una nuova tabella crittografata con simboli in bianco e nero, in modo che io la possa stampare comodamente dalla mia stampante di casa;
  • disporre i simboli in colonna in corrispondenza col numero assegnato, per facilitarmi anche la distribuzione dei “segnaposto” per la “caccia al posto”.

Quindi domattina si cambiano i posti

  • appendo sulla porta dell’aula la tabella/pianta dei posti che avrò stampato (penso che appenderò la tabella coi simboli: crea più curiosità)
  • consegno a ogni studente il simbolo che corrisponde al suo numero nel registro elettronico
  • via alla “caccia al posto”
  • ecco assegnati i nuovi posti. 

Consiglio bonus: i posti si cambiano all’inizio della prima ora, quando è possibile. Io di solito do indicazione di aspettare in fila sulla porta dell’aula e assegno i posti in modo che alunni/e possano sedersi man mano che entrano, in modo da risparmiarmi anche un po’ di confusione intra moenia.

Ho cambiato i posti con l’aiuto di Chat Gpt

Scuola che vai, coordinamento che trovi. Almeno, è quello che mi è quasi sempre successo: al docente di lettere viene più o meno sempre assegnato il coordinamento di un consiglio di classe – e, direttamente o indirettamente, una serie di cose di cui occuparsi in/per quella classe.

A me fare la coordinatrice di classe in fondo piace: permette di conoscere meglio i ragazzi e le loro famiglie e anche i meccanismi di funzionamento della scuola, particolarmente se – come me quest’anno – si è nuovi in un istituto. Però non mi diverte fare cose noiose, e una delle più noiose è occuparsi del cambio dei posti, che l’usanza degli ultimi anni fa rientrare tra le cose di cui si occupano i coordinatori, e che alunni e alunne reclamano con regolarissima periodicità.

nota a margine

A proposito, quand’è che noi insegnanti abbiamo iniziato ad occuparci con costanza del cambio dei posti?  Nella mia vita di studente non ricordo cambi di posti operati dal/dalla docente oltre le scuole elementari. Deduco che era una di quelle cose che dalla scuola media in poi erano ritenute superflue. Non perdo tempo ad analizzare la questione, su cui volendo possiamo tornare. 

come ho lavorato con chatgpt

Insomma, alle prese con la mensile necessità di cambiare i nuovi posti di una classe prima media, ma con l’impellente necessità di investire meno tempo possibile in questa attività, oggi ho deciso di chiedere aiuto a ChatGPT.

Per iniziare le ho dato un input generico:

mi puoi aiutare ad assegnare i posti a una classe di 20 studenti? Userai banchi da 2 posti, distribuiti su queste file:

ChatGPT ha risposto chiedendomi dei chiarimenti sulle file di banchi, e se avessi previsto dei criteri per la disposizione degli studenti.

Ho risposto scrivendo in modo più ordinato il numero di file e di banchi per ciascuna fila, poi ho chiesto di indicare gli alunni con numeri da 1 a 20 e ho scritto quali numeri (cioè quali alunni e alunne) dovessero sedere distanziati. Avrei anche potuto indicare qualche abbinamento che volevo ottenere, ma non essendo particolarmente fantasiosa negli abbinamenti (tendo, anzi, ad essere ripetitiva quando i gruppi di lavoro funzionano) ho preferito che ChatGpt – o la sorte – mi indicassero qualche combinazione che da sola non avrei saputo produrre. 

ChatGPT mi ha risposto proponendo una combinazione, che ho modificato leggermente secondo quello che so degli alunni. Le ho sottoposto le mie modifiche e le ho chiesto di verificare se tutti gli alunni fossero stati inseriti in un banco e se i criteri che avevo indicato fossero rispettati. ChatGPT ha verificato e mi ha fatto una nuova proposta, inserendo due numeri-alunni che avevo dimenticato di inserire. A questa seconda versione ho fatto ancora qualche leggera modifica e le ho riportato la mia ultima decisione, chiedendo se può memorizzarla per farmi da promemoria la prossima volta. ChatGPT ha risposto di non poter salvare dati e mi ha consigliato di salvare il risultato in un file da poterle rimettere a disposizione quando dovrò nuovamente assegnare i posti. Cosa che ho prontamente fatto. 

il tocco finale

Siccome volevo postare una storia per i docenti di Instagram, ma non volevo che gli studenti potessero leggere qualche anticipazione, ho chiesto a ChatGPT di crearmi una mappa dei posti cifrata attribuendo ad ogni studente un simbolo speciale, anziché il suo numero da 1 a 20. ChatGPT mi ha risposto creando la corrispondenza fra numeri e simboli e riportando l’ultima versione della disposizione dei posti in versione cifrata. E siccome l’ha trovata un’idea molto carina mi ha suggerito anche un giochino che, volendo, potrei applicare per rivelare agli alunni i loro nuovi posti.

Certo, cambiare i posti con una sorta di caccia al tesoro potrebbe essere un successo e rappresentare un investimento in termini di benessere di classe (anche se poi tutti e tutte manifestano scontento per il nuovo posto, sempre: è una regola universale), ma la cosa rischia di vanificare il tempo che ho risparmiato grazie a ChatGPT. Il parere di Instagram invece è unanime: fai il giochino! Non so ancora cosa deciderò.

Intanto a voi lascio questa esperienza e spero che vi aiuti a risparmiare un quarto d’ora.

Certo, resta da stabilire se l’applicazione di ChatGPT a questi problemi in fondo futili della vita quotidiana valga il consumo di risorse che implica l’uso dell’intelligenza artificiale. Questo è un dilemma etico su cui vale la pena di investire tempo di riflessione.

P.S.

Siccome nessuna intelligenza artificiale può ancora soppiantare del tutto l’intelligenza umana, prima di stampare la versione definitiva dei posti mi sono consultata con la mia collega di sostegno, che in effetti mi ha suggerito un’ultima piccola modifica che ritengo di applicare.

P.S.2: ho scritto la prima bozza di questo post dettandola nelle note dell’iPhone. In questo modo ho risparmiato almeno un altro quarto d’ora, che ho potuto destinare ai “fiocchetti” del post: in questo caso, ricerca immagini.

torna a trovarmi

Seguimi per altri consigli di gestione del tempo — no, scherzo: in gestione del tempo ho molto da imparare. Però potrei condividere altri esperimenti sul tema.

Prima lezione di geografia in seconda media

Ho già avuto modo di raccontare (in quest’occasionequi le slide) che durante il mio primo anno di insegnamento ho insegnato solo geografia: per 18 ore a settimana, nella scuola secondaria di primo grado.

Attingo a quell’esperienza per proporre un’attività semplicissima per la prima ora di geografia in una seconda media di cui si è appena fatta la conoscenza.

 

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L’attività in sintesi

Obiettivi: rompere il ghiaccio con una classe nuova e  fare una prima osservazione sulle conoscenze di lettura del paesaggio e linguaggio della geograficità.

Occorrente: cartoline, quelle che ci spedivamo una volta. Sceglietene alcune che rappresentino luoghi e paesaggi diversi, e distribuitele alla classe.

Durata: un’ora. 

Svolgimento: si distribuiscono le cartoline e si dà un tempo (5 minuti possono bastare) per osservarle e radunare le idee; al termine del tempo dato, gli studenti esporranno oralmente all’insegnante e ai compagni, in un tempo precedentemente stabilito (1-2 minuti a esposizione possono andare bene) la loro lettura del paesaggio raffigurato sulla cartolina. Le cartoline “in lettura” vengono via via mostrate ai compagni, in modo che se necessario possano aggiungere osservazioni pertinenti e contribuire così al ripasso collaborativo che si genera durante l’attività.

Questa è la base, che consente molte possibili variazioni sul tema. Per esempio:

  • l’insegnante può dare delle regole, ad esempio, sul numero di termini geografici da utilizzare; 
  • la consegna può prevedere di localizzare il luogo sulle carte, sul planisfero o sul mappamondo; 
  • se ce n’è la possibilità, si può usare Google Earth per vedere dove si trovano i luoghi fotografati nelle cartoline e com’è cambiato il paesaggio rispetto all’epoca della foto;
  • si può chiedere agli studenti di riassumere le loro osservazioni in un breve testo, e osservare così come organizzano informazioni e testo;
  • se la situazione lo consente, il lavoro si presta a essere svolto a coppie, assegnando una cartolina ogni due studenti; gli studenti si confronteranno e concorderanno un’unica lettura del paesaggio da presentare al resto della classe . Questa era la soluzione che preferivo prima della pandemia, perché  la componente collaborativa rende più stimolante qualsiasi attività (e permette all’insegnante di osservare anche le modalità di interazione della classe).

Conclusione e valutazione: ho sperimentato l’attività soprattutto come spunto per avviare il dialogo e “iniziare a capire” cosa gli alunni ricordano o cosa avrebbero bisogno di ripassare. A conclusione dell’attività, di solito propongo un ripasso più strutturato di alcuni temi emersi dalla conversazione (può proseguire nei giorni successivi, sul libro di testo o con materiali proposti dall’insegnante).

il tocco in più

Per l’attività di osservazione del paesaggio si possono usare, ovviamente, foto prese da libri o riviste (attingendo ancora alla mia esperienza: in questi casi fermo le pagine in modo che si aprano sull’immagine da osservare, affinché l’attenzione non si disperda). 

Ma le cartoline offrono quel tocco in più:  in genere alunni e alunne le osservano con più curiosità, specie se portate in classe vere cartoline che voi o la vostra famiglia avete ricevuto in altre epoche.

Le cartoline che uso io vengono da casa mia: da piccola le collezionavo. Ovviamente le ho selezionate in funzione della varietà di paesaggi che volevo portare in classe, e anche di quel che può essere mostrato: gli studenti infatti sono autorizzati – anzi invitati – a leggere il retro della cartolina per ricavarne indicazioni sul luogo fotografato e sul terminus ante quem della foto. Apprezzo particolarmente che rintraccino questi indizi e li utilizzino, anche stabilendo inferenze, nella loro analisi. D’altro canto sono sicura che ci saranno anche domande sui mittenti, i destinatari e i messaggi scritti nelle cartoline, quindi… docenti, tenetevi pronti! 

Note:

L’attività ti è piaciuta e pensi di proporla in classe? Se ti va, fammi sapere com’è andata!

Se vuoi condividerla sui social o su una tua pagina web, ti chiedo di taggarmi o di condividere un link a questo post o al post di Instagram in cui ne parlo. 

Per altri tipi di utilizzo, chiedimi il permesso scrivendo a laprofromano@gmail.com.

A&B, Mario Lodi e il potenziale del #giornalismoinclasse

Una delle cose migliori che ho fatto nel 2020 è stata abbonarmi a Andersen, la rivista di letteratura e illustrazione per l’infanzia. 

Proprio leggendo Andersen, qualche tempo fa, ho scoperto il volume A&B – La parola ai bambini. Storia e attualità di un giornale-progetto educativo ideato da Mario Lodi, edito dalla Casa delle Arti e del Gioco – Mario Lodi in collaborazione con Mondo Padano. Per la precisione ho scoperto l’esperienza stessa di A&B e approfondito lo spessore della figura di Mario Lodi, maestro pedagogista e scrittore scomparso nel 2014.

A&B Adulti e bambini che vogliono diventare amici è stato, fra il 1983 e il 1988,  un giornale fatto dai contributi di bambine e bambini delle scuole di ogni parte d’Italia e anche dall’estero, accanto ai contributi di adulti, loro insegnanti ma anche autori e scrittori. Continua a leggere

Didattica a distanza – caccia al tesoro letteraria su Ungaretti

Per il cinquantenario della morte di Giuseppe Ungaretti, racconto un’attività di didattica a distanza che ho proposto ai miei alunni di terza media.

Credo sia la prima attività di didattica a distanza che trovo il tempo di documentare. Prendetevela così, scritta velocemente alla fine dell’ennesima giornata impegnativa.

“Date biscotti e i compiti li faranno tutti”, ha detto (cito a memoria), @prof.andthecity, insegnante di lettere nella scuola secondaria di primo grado di Castel Maggiore (Bologna), aggregatrice del #teamdocenti, hashtag che su Instagram riunisce docenti da tutta Italia. Una squadra innovativa e di supporto, soprattutto nel pieno della didattica a distanza. @prof.andthecity ha assegnato esercizi di analisi logica sul testo di una ricetta di biscotti (da cuocere e mangiare al termine del compito. I compiti li hanno fatti tutti.

Anche la caccia al tesoro letteraria su Ungaretti l’hanno fatta tutti: velocemente e con un certo spirito competitivo. Perché si impara se ci si diverte. E anch’io ho voluto divertirmi: come quando, da adolescente, ho iniziato la mia carriera di “educatrice” organizzando cacce al tesoro per le feste di compleanno di mio fratello e dei suoi amichetti: le cacce al tesoro sono divertenti da inventare, ed è interessante godersi l’entusiasmo con cui i ragazzi partecipano.

Ecco, qui sotto, perché e come ho organizzato la caccia al tesoro letteraria su Ungaretti.

Problema: rimpiazzare la verifica di italiano che avremmo dovuto svolgere in presenza; stimolare e coinvolgere gli alunni con un’attività asincrona che non fosse il solito compito; realizzare un’attività all’insegna dell’integrazione tra le discipline, per far comprendere che il sapere non è a compartimenti stagni e per allenare gli alunni in vista dell’esame di stato; stimolare gli alunni ad utilizzare conoscenze e competenze di vario tipo.

Obiettivo: analizzare un testo poetico; scrivere un commento utilizzando conoscenze e informazioni apprese da fonti di vario tipo.

Svolgimento: ho pensato le tappe della caccia al tesoro, cercando di rendere il percorso interdisciplinare. Ho realizzato il video con Adobe Spark (sempre grazie alle spiegazioni di @prof.andthecity).

Risultati: tutti gli alunni hanno consegnato il compito e, a quanto sembra, si sono divertiti a “competere”, cercando di totalizzare più punti possibile e producendo testi curati e pensati.

Conclusione e valutazione: da docente a docente, confesso che ci ho messo molto tempo a valutare gli elaborati. In fase di valutazione formativa ho scritto moltissimi commenti, cercando di valorizzare punti di forza dell’elaborato e spiegando come migliorare i punti di debolezza. Ho spiegato, tra l’altro, come si cita correttamente. Visto che il punteggio massimo non era stabilito (perché poteva variare di molto in base al numero di osservazioni corrette espresse nelle risposte alle prove 1 e 2), ho preferito creare tre categorie e comunicare a ciascun alunno/a il piazzamento ottenuto in base a punteggio nel gioco e qualità del commento scritto a conclusione della caccia al tesoro. Per farmi perdonare il ritardo nella restituzione,  ho attribuito a ciascun alunno/a un badge di “categoria”. Per strafare, e per regalare a ciascun alunno un ricordino della caccia al tesoro, ho commissionato a Pasquale Cavorsi dei badge grafici, e li ho allegati sulla piattaforma didattica al termine della correzione di ciascun compito.

Qui sotto il video in cui ho annunciato l’esito della caccia al tesoro. (Aggiornamento: non capisco perché l’embed non funziona. Vi do il link al video: https://youtu.be/UQpDOxhyp8I)

Tre libri sui cambiamenti climatici che ogni insegnante dovrebbe leggere

Perché la letteratura, e in particolare il romanzo, non si è occupata di cambiamenti climatici se non relegando la tematica alla fantascienza o delegandone la trattazione alla saggistica? È l’interrogativo che pone Amitav Gosh nel suo La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile (Neri Pozza editore, 2016). Per rispondere a questo interrogativo il libro (bellissimo esempio di saggistica che scorre come un romanzo) affronta vari aspetti – cultura, storia, politica – mettendo spesso in discussione anche i punti di riferimento eurocentrici su cui si basa il nostro pensare la letteratura e le arti, gli eventi storici, le relazioni tra “imperi” e “periferie”, la scienza e la tecnologia, la filosofia, i rapporti economici e la ricerca di soluzioni globali.

Lettura densa e ricchissima di spunti per inquadrare in classe il tema dei cambiamenti climatici in modo davvero interdisciplinare, e per avviare confronti interessanti con i colleghi che insegnano altre discipline.

Effetto serra effetto guerra. Clima, conflitti, migrazioni: l’Italia in prima linea (Chiarelettere, 2019) è scritto a quattro mani da Grammenos Mastrojeni, diplomatico, e Antonello Pasini, fisico climatologo del Cnr, che insieme fanno luce su un aspetto misconosciuto dei cambiamenti climatici: il filo che lega il clima che cambia ai conflitti e alle migrazioni, passando per territori che se diventano più fragili dal punto di vista ambientale sono anche più fragili sotto il profilo economico e quindi anche a livello di rapporti sociali. “I problemi sono interconnessi e hanno una dinamica globale”, interessando fortemente l’Italia che si affaccia sul Mediterraneo, in una zona particolarmente sensibile dal punto di vista climatico e da quello geopolitico.

Tutto il primo capitolo è utilissimo per ripassare (o studiare) i fondamentali scientifici sui cambiamenti climatici e l’”effetto guerra” che innescano – e quindi per trasferirli correttamente in classe. Tutto il libro è una lettura utilissima a stimolare una riflessione solida e documentata su clima e migrazioni, e anche sull’Obiettivo di sviluppo sostenibile n. 17, Partnership per gli obiettivi.

Se vuoi davvero capire come stanno le cose ti devi avvicinare alla fonte della notizia. La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico (Mondadori, 2019), scritto da Greta Thumberg con i genitori Svante Thunberg e Malena Ernman e la sorella Beata Ernman, tecnicamente non è un libro sui  cambiamenti climatici, ma è la fonte a cui avvicinarsi per conoscere meglio Greta, la sua famiglia, le ragioni etiche del suo “sciopero della scuola per il clima” e il movimento Fridays For Future che ne è scaturito.

I giovani del movimento FFF scoprono i punti deboli di un sistema adulto, che li addita come i consumatori più consumisti della storia ma che questo consumismo lo ha creato e incoraggiato, perché essenziale alla sopravvivenza del sistema adulto stesso. Che i giovani sappiano cogliere la contraddizione a mio avviso è un bene. Per questo il libro è consigliato agli educatori che vogliano parlare di Greta Thunberg e di Fridays For Future in maniera approfondita e complessa (come del resto è complessa ogni problematica legata alla sostenibilità), andando oltre i manicheismi e le molte varianti della frase “intanto spegnete il telefonino”.

La lettura è scorrevole ma a tratti forte, in particolare nelle pagine in cui Malena Ernman, la madre di Greta, dischiude una storia familiare fatta anche di sofferenza.

Immagine in evidenza: Julia Caesar, su LifeOfPics

Foto dei libri: immagine mia; sullo sfondo, Cielo parcialmente cableado, di Nicolas Aldo Parente, 2014. 

 

6° Meeting Docenti gNe… e prima presentazione del nostro ebook

Da sei anni Giornalisti Nell’Erba organizza un Meeting della Rete nazionale dei Docenti che aderiscono al progetto. Accanto a questo appuntamento, da alcune edizioni c’è una giornata di formazione riconosciuta e gratuita per docenti e dirigenti scolastici, organizzata in collaborazione con Proteo Fare Sapere. 

Quest’anno il Meeting si tiene dal 18 al 20 ottobre. La giornata di formazione aperta a tutti, riconosciuta per docenti e dirigenti e assolutamente gratuita, è sabato 19 ottobre

Sarà anche la prima presentazione al pubblico del nostro ebook: Giuditta Iantaffi e io ne parleremo con Paolo Fallai, giornalista e scrittore. 

Qui sotto il comunicato stampa con notizie sul Meeting e il programma. Per info e iscrizioni, clicca qui.

‘A proposito di educazione civica’:

l’Agenda 2030 e il metodo Giornalisti Nell’Erba al centro del 6° Meeting nazionale Docenti gNe

Bovino (Foggia), 18-19-20 ottobre 2019 

Educazione civica e didattica della sostenibilità i temi al centro della sesta edizione del Meeting nazionale Docenti Giornalisti Nell’Erba, a Bovino (Foggia) da venerdì 18 a domenica 20 ottobre 2019.

Giornalisti Nell’Erba promuove da tempo la riflessione sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e l’Agenda 2030 dell’ONU come riferimenti imprescindibili per la formazione dei cittadini più giovani. 

Il sesto Meeting nazionale dei Docenti della rete gNe – progettato sul pezzo mentre era in discussione la legge che ha portato alla reintroduzione dell’educazione civica a scuola, realizzato sul pezzo mentre ferve il dibattito su come, quando, con quali modalità attuarla – si concentra quindi sui punti di intersezione tra educazione alla sostenibilità e l’educazione civicapresentando il Metodo Giornalisti Nell’Erba per fare educazione alla sostenibilità  con lo strumento didattico del giornalismo.

‘L’anno prossimo inizierà l’ora di Educazione civica e io intendo rimodularla sull’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, non sarà un’Educazione civica tradizionale, ma un percorso di formazione dove l’ambiente sarà il filo rosso che collega tutte le iniziative’, ha detto il Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti (La Repubblica 11 settembre)

Il Meeting, presentando il metodo Giornalisti Nell’Erba, vuole proprio ribadire l’esigenza di portare nelle scuole un modo di fare lezione su questi temi che vada oltre il sistema classico/frontale e  diventi un vero e proprio percorso formativo con un unico filo rosso: l’educazione del cittadino al rispetto dell’ambiente, degli altri e di se stesso. Questo grande filo rosso, che l’Agenda 2030 ha chiaramente indicato, è la strada per un nuovo umanesimo, e la scuola in primis ha l’importante compito di accettare questa sfida.

La tre giorni di formazione sui temi dell’educazione alla sostenibilità attraverso lo strumento didattico del giornalismo, co-organizzata da Giornalisti Nell’Erba/Il RefusoIstituto Omnicomprensivo di Bovino e Proteo Fare Sapere, propone anche quest’anno un’intera giornata di formazione riconosciuta e gratuita per docenti e dirigenti scolastici, accanto alle attività della Rete nazionale Docenti gNe che da anni si svolgono a Bovino, primo Comune gNe d’Italia.

Il Meeting della Rete nazionale Docenti Giornalisti Nell’Erba, formata da insegnanti che aderiscono al progetto, si apre venerdì 18 ottobre alle 18, nella sala consiliare del Comune di Bovino. Dopo i saluti del sindaco Vincenzo Nunno, del presidente del GAL Meridaunia Alberto Casoria, e del dirigente scolastico dell’Istituto Omnicomprensivo di Bovino Ottone Perrina, il direttore di Giornalisti Nell’Erba Paola Bolaffio e il preside della Rete nazionale Docenti gNe Gaetano De Masi presenteranno il Meeting‘Riflessioni e proposte sull’insegnamento dell’educazione civica’ saranno affidate ad Antonio D’Itollo, dirigente USR Puglia. A seguire, intrattenimento musicale con Passaggi al sud, di Pierluigi Tortora e Emilio Di Donato.

Sabato 19 dalle 8.30 in poi, presso la sede dell’Istituto Omnicomprensivo di Bovino (in via dei Mille, 10)  si aprono i lavori del seminario ‘A proposito di educazione civica: progettazione e metodi per una didattica della sostenibilità’: la giornata di formazione gratuita e riconosciuta per docenti e dirigenti scolastici organizzata in collaborazione con Proteo Fare Sapere e aperta a tutti gli interessati, previa iscrizione (modulo in allegato).

I lavori della giornata affronteranno il tema dell’educazione civica e dell’educazione alla sostenibilità attraverso il contributo di esperti di vari ambiti disciplinari.

Legalità e cura dei beni comuni, conoscenza e ascolto, pratica della cittadinanza attiva e comunicazione, il giornalismo per sviluppare un approccio di indagine e verifica delle notizie: tanti gli aspetti in gioco negli interventi. La sostenibilità e la cittadinanza infatti sono temi complessi e in evoluzione costante, che richiedono a docenti e discenti una formazione permanente, un approccio interdisciplinare o transdisciplinare e modalità didattiche innovative proprio ciò su cui si basa il metodo Giornalisti Nell’Erba.

Francesco Tomasinelli, biologo e fotografo, aprirà il seminario con il suo intervento ‘Raccontare la biodiversità’.

Paola Bolaffio, direttore di Giornalisti Nell’Erba, presenterà la nuova edizione, la XIV, del Premio nazionale di giornalismo Giornalisti Nell’Erba.

Si entrerà poi nel vivo della proposta di Giornalisti Nell’Erba per la didattica della sostenibilità – e quindi anche dell’educazione civica – attraverso il giornalismo, con la presentazione dell’ebook Il metodo Giornalisti Nell’Erba. Una cassetta degli attrezzi per l’educazione allo sviluppo sostenibile (Il Refuso, 2019): Paolo Fallai, giornalista e scrittore, dialogherà con le autrici Giuditta Iantaffi e Ilaria Romano. Il libro, rivolto sia a docenti che a studenti (acquistabile su Amazon anche con Carta del Docente e 18app) è frutto di anni di sperimentazioni didattiche e di ricerche sul campo.  Obiettivi del metodo gNe sono indurre i giovani a sviluppare una particolare attenzione a quanto accade intorno a loro e stimolare la capacità di fruire delle informazioni per farne strumento di autoformazione continua. L’ebook non è un manuale di giornalismo e non è un testo di didattica in senso tradizionale; ‘infatti è qualcosa di più, è un manuale di resistenza civile’, scrive Paolo Fallai nella presentazione. (In allegato sinossi e scheda ebook).

Antonio Brunori, Segretario generale PEFC – Programme for Endorsement of Forest Certification schemes, tratterà ‘La gestione dell’ambiente e delle foreste in Italia, le ecomafie: come informare e formare a scuola’ (segue laboratorio didattico). ‘Educare alla cura della casa comune: proposte didattiche’ sarà argomento dell’intervento di Raoul Segatori, esperto di reti ecologiche e tutela ambientale.

Giuseppina Rita Jose Mangione, referente della ricerca INDIRE sulle Piccole scuole, interverrà sul tema  ‘L’educazione alla sostenibilità nelle Piccole scuole’. Stefania Russo, docente dell’IC di Bovino, presenterà ‘Attiva la cittadinanza, un progetto guida’.

? Essendo co-organizzata da soggetto qualificato per l’aggiornamento (DM 08.06.2005 e Direttiva MIUR 170/2016) la giornata formativa di sabato 19 ottobre è automaticamente autorizzata ai sensi degli artt. 64 e 67 CCNL 2006/2009 del Comparto Scuola, con esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi e come formazione e aggiornamento dei dirigenti scolastici ai sensi dell’art. 21 del CCNL 2002-2005 dell’Area V e dispone dell’autorizzazione alla partecipazione in orario di servizio.

Domenica 20 ottobre, come da tradizione, previste passeggiate di conoscenza del bellissimo borgo di Bovino, che è anche il primo ‘Comune gNe’ d’Italia.

Per seguire il Meeting sui social: #MDgNe 

Per saperne di più e iscriversi, info su giornalistinellerba.it

Qui sotto il programma grafico.

Come scaricare e leggere l’ebook “Il metodo Giornalisti Nell’Erba”

Il metodo Giornalisti Nell’Erba. Una cassetta degli attrezzi per lo sviluppo sostenibile, l’ebook che abbiamo scritto Giuditta Iantaffi e io e che è edito da Il Refuso, è – per l’appunto – un ebook, cioè un libro elettronico, in formato Kindle. 

Come si fa a scaricarlo? E come si legge un ebook Kindle se non si possiede un e-reader Kindle?

A queste domande frequenti, e a qualche altra, rispondiamo nel tutorial qui sotto:

Per tutte le altre info sul libro, c’è una pagina dedicata su questo sito. 

Anziché dire “non fa per me”

Qualche tempo fa ho letto con particolare interesse un editoriale di Annalisa Monfreda su Donna Moderna, intitolato “Mia figlia e la matematica”. Apprezzo Annalisa Monfreda, leggo Donna Moderna che lei dirige e ho parlato anche su questo blog del suo libro Come se tu non fossi femmina. Rifletto spesso su come parlare a bambini e bambine (ci ho scritto  su un post) e l’editoriale della direttrice di Donna Moderna mi ha fatto riflettere su un aspetto della questione. 

“La matematica non fa per me”, cioè non fa per una ragazza: il pezzo di Annalisa Monfreda parte da questa frase, pronunciata da una delle sue figlie. La matematica non fa per le donne: quante volte ci hanno insinuato il dubbio? Ma più grave è che a dirselo sia proprio una donna, dalla più tenera età. Contro lo stereotipo – segnale tutt’altro che trascurabile di “un piccolo fallimento educativo. Nostro, della scuola, della società” –  Annalisa Monfreda ha agito in modo deciso, vietando alla figlia di ripetere frasi del genere, che perpetuano stereotipi basati su convinzioni prive di fondamento scientifico e che risultano dannose e autolimitanti per chi le ripete.

Il punto, sottolinea Monfreda dopo averne fatto esperienza anche personale, è che rivedere le nostre abitudini linguistiche ci permette di scoprire orizzonti di pensiero diversi e più ampi e di riflettere sull’ingiustizia che modi di dire apparentemente innocenti portano con sé.

Che si fa in classe quando succede che alunne – o a volte anche alunni – dicano frasi autosvalutanti e stereotipate? Io in genere le “smaschero” e spiego perché non sono opportune. Ma l’editoriale di Annalisa Monfreda spinge a un livello ulteriore di riflessione: che sia il caso di proibirle direttamente? Sono d’accordo. Anche se, sotto il profilo educativo, trovo utile spiegare anche il perché della proibizione e insegnare a sostituirle. Per esempio: alunna riceve il tema, ha preso un buon voto. Incredula commenta: “Questo tema fa schifo, non capisco come ho fatto a prendere 9”. Rispondo: “Puoi dire invece: ‘pensavo che il mio tema facesse schifo, invece ho preso 9. Evidentemente sono stata troppo severa con me stessa e non mi sono accorta di aver fatto un buon lavoro. Adesso so che posso fare un buon lavoro”.  Certo occorre ripeterlo per tutte le occorrenze (che nella giornata di una classe di scuola media sono tante), ma la fatica mi auguro che premierà, soprattutto il discorso positivo diventerà un’abitudine adottata da tutti, in classe e anche fuori. 

Ah, l’editoriale di Annalisa Monfreda entra nel mio archivio di estratti per #giornalismoinclasse (il tag che ho coniato per raccogliere e condividere le risorse giornalistiche che uso nelle lezioni). 

Foto di Julia Caesar da Life of Pix.