C’è ancora qualche giorno per visitare la mostra la mostra Maria Barosso , artista e archeologa nella Roma in trasformazione, fino al 15 marzo alla Centrale Montemartini di Roma.
Prima donna funzionaria – o “prima funzionaria femminile”, come scrive in un curriculum vitae esposto in mostra – della Direzione Generale Antichità e Belle Arti, Maria Barosso nasce a Torino nel 1879. Nel 1905 arriva a Roma, dove collabora con Giacomo Boni, direttore degli scavi del Foro romano, intraprendendo un percorso professionale che la porterà a documentare le trasformazioni urbanistiche della città di Roma a inizio novecento e durante il ventennio fascista.
Scoperte e indagini archeologiche, cantieri, demolizioni: le tavole all’acquerello di Maria Barosso documentano le grandi modifiche del tessuto urbano che avvengono in quegli anni nella capitale. Barosso si reca sui luoghi della trasformazione, immortalando prospettive urbane e monumenti antichi e medievali destinati ad essere demoliti di lì a poco – e a volte, letteralmente, di lì a qualche ora.
“La moritura chiesina di S.M. in Macello Martyrum detta ‘degli scalzetti'”; “Portale negli orti del Card. Carpi – zona scavata nella Velia per la via dell’Impero / poche ore prima della demolizione / 5 febbraio 1932”: le didascalie in stampatello maiuscolo vergate a mano da Barosso sul margine superiore destro dei dipinti segnalano l’urgenza del processo di documentazione in un contesto di veloce cambiamento, ma conferiscono anche un carattere quasi giornalistico al suo operato: in un’epoca in cui la fotografia non è ancora il mezzo più veloce per ottenere un’immagine del reale, Maria Barosso accorre sui luoghi che non ci saranno più e li immortala a mano su carta. In più, rispetto alla fotografia in bianco e nero, testimonia i colori: in questo senso è particolarmente interessante, nella mostra, raffrontare alla documentazione fotografica l’acquerello di grandi dimensioni (esposto qui per la prima volta) con cui Barosso documentò gli affreschi della Loggia della Casa dei Cavalieri di Rodi, risalenti al 1466-1471, scialbati (ricoperti) nel 1566 e tornati alla luce tra 1924 e 1934 con gli scavi del Foro di Augusto. Nei decenni successivi la fotografia fa passi avanti; le competenze di disegnatrice divengono pian piano meno centrali, e Barosso si dedicherà a studio e ricerca.

Maria Barosso, Demolizione case in via Cremona
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzata in collaborazione con Sapienza Università di Roma (coordinamento delle ricerche di Manuela Gianandrea e Domenico Palombi), questa prima mostra monografica dedicata a Maria Barosso ne ripercorre la lunga carriera, gli interessi di studio, la sensibilità artistica e il rigore scientifico attraverso le sue opere (acquerelli, stampe, disegni, dipinti…) che dialogano con fotografie, documenti, reperti e con l’opera di alcuni artisti contemporanei (Mario Mafai, Eva Quagliotto, Tina Tommasini). L’esposizione segue un percorso tematico con opere provenienti dai depositi della Sovrintendenza Capitolina, in particolare dal Museo di Roma Palazzo Braschi, da collezioni private e da altre istituzioni prestigiose, fra cui l’Archivio storico del Museo nazionale romano presso Palazzo Altemps, il Parco Archeologico del Colosseo, la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, la Fondazione Caetani, la casa-museo Ada e Giuseppe Marchetti Longhi.
Accompagna la mostra il volume Maria Barosso. Artista e archeologa nella Roma in trasformazione (De Luca Editori d’arte, 60€), curato da Angela Maria D’Amelio, Maurizio Ficari, Manuela Gianandrea, Ilaria Miarelli Mariani, Domenico Palombi. Non solo un catalogo, ma un ricco volume monografico con saggi di oltre settanta specialisti su Barosso e la sua opera, su Roma nella prima metà del novecento, sulla presenza femminile nella cultura e nella società dell’epoca.
Un tributo a tutto tondo all'”artista e archeologa” che condusse una vita riservatissima, e che nel percorso espositivo osserva il nostro stupore da un autoritratto: un piccolo olio su tela che ritrae Barosso da giovane, capelli ricci e un abito a riflessi verdi come gli occhi (“Bizzarra nel vestire… e talvolta nell’atteggiamento ma sempre affidabile” la descrisse Bianca Maria Margarucci Italiani nel 1978, citata da Manuela Gianandrea e Eleonora Tosti nel saggio biografico contenuto nel volume-catalogo). Esposto per la prima volta in questa mostra, l’autoritratto è stato messo a disposizione dall’artista Valerio Aschi, che lo conserva nella casa-studio di piazza Dante a Roma in cui Maria Barosso lavorò fino alla sua morte, nel 1960.
Info utili
- Dove: Musei Capitolini Centrale Montemartini
- Quando: fino al 15 marzo 2026, dal martedì alla domenica ore 9.00-19.00 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)
- Biglietti d’ingresso secondo la tariffazione vigente. Gratuito per i residenti a Roma e area metropolitana (occorre esibire un documento che attesti la residenza) e per i possessori di MIC card
- Informazioni: 060608 (tutti i giorni 9.00 – 19.00)
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Prodotta in collaborazione con Sapienza Università di Roma.
A cura di Angela Maria D’Amelio, Maurizio Ficari, Manuela Gianandrea, Ilaria Miarelli Mariani, Domenico Palombi, con la collaborazione di Andrea Grazian ed Eleonora Tosti.
Organizzazione: Zètema Progetto Cultura
Catalogo
Maria Barosso, artista e archeologa nella Roma in trasformazione, a cura di Angela Maria D’Amelio, Maurizio Ficari, Manuela Gianandrea, Ilaria Miarelli Mariani, Domenico Palombi, con la collaborazione di Andrea Grazian ed Eleonora Tosti, De Luca Editori d’Arte, 60€.





